Premio letterario SofiaPremio letterario SofiaPremio letterario Sofia
15ª edizione - (2012)

Se invece
di Giulia Cardamone
Secondo premio

Erano già passati quattro anni e ancora, giorno dopo giorno, le sue dita correvano rapide su quel telaio, intrecciando precise un sudario che poi, la notte, distruggevano quasi rabbiose.
Nel silenzio della sua stanza, lontana dai pettegolezzi delle serve e dalle lusinghe dei suoi pretendenti, ogni scricchiolio la faceva sobbalzare.
Le sue mani veloci si fermavano all’istante, pronte a gettarsi avide e stanche al collo di quell’uomo che da troppo tempo ormai non le accarezzava.
Quell’attimo di speranza, seguito da un’inevitabile e profonda amarezza, era diventato un rituale abitudinario.

Appoggiò la testa al telaio e finalmente si fermò.
Che senso aveva proseguire quel lavoro che ogni notte andava perduto per poi ricominciare identico ogni mattino, sempre meno intessuto di speranze e sempre più di delusione?
La guerra era finita da anni e lui, eroe valoroso, a casa non era mai giunto.
Prigioniero di nemici terribili, morto coraggiosamente per gli ideali più puri o rifugiatosi tra le braccia di una donna qualsiasi, immemore dell’Amore più profondo che a casa lo attendeva?

Ogni giorno i suoi capelli si scolorivano un po’ di più, le sue mani si ricoprivano di calli, il loro bambino cresceva e lui non tornava.
Ha senso sprecare anche un solo giorno per una persona che non dà più nessuna certezza? Cosa c’è di meno concreto di un sentimento? Si basa su sensazioni, pensieri, emozioni, idee, rimpianti, ricordi e desideri. Si basa su sorrisi mai dimenticati e per cui si farebbe di tutto.
Fino a quando l’amore incondizionato per l'altro non diventa nocivo per la fedeltà a noi stessi?

Tra tutti gli eroi della Grecia lui non era il più bello; la sera però, quando sfinito si addormentava appena sfiorava il guanciale, lei faceva di tutto per resistere a quello stesso sonno che la chiamava.
Gli dei solo sanno se non ne valesse la pena: era lo spettacolo più meraviglioso a cui potesse assistere. I suoi occhi viaggiavano avidi e attenti, curiosi e innamorati, su quel corpo caldo, tanto muscoloso quanto rassicurante. Conosceva il percorso di ogni sua vena, la mappa tracciata da ogni suo neo.
A volte, anche al buio, il suo sguardo attento riusciva a scorgere i granelli di sabbia e polvere ancora impigliati nei suoi riccioli: vinceva allora la paura di svegliarlo e il suo tentativo di ripulirlo da quei rimasugli si tramutava in una carezza infinita.
Lei si addormentava così, le mani tra i suoi capelli e il cuore nelle sue mani.
Aveva pensato che più di così non si potesse amare.
Poi era nato il loro figlio e un amore mai provato prima l’aveva travolta, lasciandola senza fiato.
In quegli anni, troppo presa a intrecciare vane speranze coi fili che ogni giorno intesseva, aveva trascurato la potenza di quel sentimento, la forza di quegli occhi che la guardavano senza pretendere niente se non l’amore più puro del mondo.

Staccò la testa dal telaio, il sorriso di suo figlio come unico vero desiderio, la felicità di quel nuovo piccolo nucleo famigliare come obiettivo.
Prima di tutto sarebbe andata a comprare il sudario più bello dell’isola, poi avrebbe ricominciato a vivere.


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010