Premio letterario SofiaPremio letterario SofiaPremio letterario Sofia
15ª edizione - (2012)

Il segreto del talismano

Sdraiata sotto le coperte, sul mio bianco letto a baldacchino, ascoltavo i primi rumori della giornata. Le onde del mare si infrangevano con un gesto lento e profondo sugli scogli; il vento soffiava leggero, facendo scricchiolare le foglie secche autunnali che cominciavano a cadere.
A quell’ora del mattino, precisamente le 6.30, non si sentiva nessuno in spiaggia, se non i gabbiani che volavano a filo dell’acqua, cercando di catturare la loro colazione.
Dalle bianche persiane davanti a me incominciava a trasparire una flebile luce. Mi alzai e andai ad aprirle. Il sole stava sorgendo.
Mi appoggiai al muretto della terrazza sulla quale si affacciava la mia stanza. I miei capelli si scompigliarono un po’ a causa del venticello, mentre al mio naso arrivava quel buonissimo odore di acqua salmastra. La spiaggia, il cielo e tutto ciò che mi circondava in quel momento, venne piano, piano illuminato dalla luce del sole, il quale cercava di farsi posto per scaldare la giornata.
Rimasi a guardare quello spettacolo per qualche minuto, poi sentii una voce assonnata dietro di me:
«Devi proprio alzarti tutte le mattine a quest’ora e aprire le persiane? Io vorrei dormire ancora.»
Era Chiara, la mia nuova sorella. I miei genitori avevano adottato lei e la sorellina una settimana prima, dopo aver sentito la loro tragica storia.
I genitori erano morti a causa del crollo del terreno, avvenuto nell’area degli scavi archeologi che avevano iniziato da poco. In quel momento le bambine erano a scuola e, la polizia, non trovando parenti a cui affidarle, le ha portate all’orfanotrofio.
La più piccola delle due sorelline, Sofia, dormiva nella stanza dei miei genitori per non disturbarci: aveva solo un anno. Chiara, che ne aveva quattro, dormiva, provvisoriamente, nella mia stanza.
«Scusami, non riesco a resistere al panorama di questo posto che c’è all’alba. Vieni. Guarda anche tu» le risposi facendole un piccolo sorriso.
Si avvicinò e, vedendo che il muretto non le faceva vedere, la presi in braccio.
«Wow» esclamò. «È davvero bello! Dalla mia casa non si vedeva il mare, solo una piazza dove giocavano dei bambini. Questo posto sarebbe piaciuto molto a mamma e papà.» La sua voce si fece più flebile.
Era una bimba forte ma traumi di questo genere non si superano facilmente.
«Ti mancano mamma e papà?» le chiesi, sperando di non essere indelicata.
«Sì…» si interruppe e poi continuò «il giorno prima di andarsene, la mamma mi ha regalato una collana. La tengo nascosta per non perderla, la vuoi vedere?»
Mi incuriosiva, perciò le risposi di sì, ma solo se voleva. Non era obbligata.
La misi giù e corse a prendere una scatolina in legno scuro, nascosta in fondo al suo comodino. Me la diede e la guardai; dopo che mi fece un cenno con la testa, la aprii. Dentro, appoggiato su un cuscinetto di velluto rosso, c’era un talismano argentato.
Le chiesi: «Sicura che sia una collana?»
«Beh, ecco… La mamma quando me lo ha dato mi ha detto “Le apparenze ingannano”» mi disse tentennando.
«Immaginavo. Aspettami qui».
«Cos…» Non fece in tempo a chiedermi “Perché”, che io stavo già scendendo le scale per andare in biblioteca: avevo giù visto quel talismano, forse in un vecchio libro. Ci misi poco a trovarlo. Eccolo lì, a pagina 357 del libro Le pietre e i loro segreti. Lo portai di sopra e lo feci vedere a Chiara.
Sotto la foto del talismano c’era scritto:
Un solo modo puoi usare,
se nell’altro mondo vuoi andare.
Segui la via della luce,
che a destinazione di conduce.
«Ooh» esclamò Chiara.
Ero stupefatta anche io. C’era un segreto nascosto nel talismano e i segreti mi avevano sempre affascinato. Dovevo scoprire quale fosse quello.
Un solo modo puoi usare, se nell’altro mondo vuoi andare. La prima strofa era semplice da decifrare: indicava, semplicemente, che c’era un solo modo per scoprire un mondo a noi sconosciuto. La seconda era un po’ più difficile: Segui la via della luce, che a destinazione ti conduce. Sicuramente indicava la via che portava all’altro mondo ma la via della luce, cosa poteva significare?
Vedendomi pensierosa, Chiara, mi chiese cosa avevo scoperto, così le dissi tutto. Poi parlò lei: «Metti il talismano contro la luce del sole. Io l'ho già fatto. Si illuminava mentre si muoveva in aria, come se ci fosse il vento».
Provai a fare come mi aveva detto. Il talismano emise una luce fortissima, che poi si stabilizzò e si girò in aria. L’estremità si fermò dopo poco, come a indicare un punto. Sì, indicava un punto preciso sulla collina: una grotta. Eccitata al solo pensiero che di lì a poco avrei scoperto il segreto del talismano, aiutai Chiara a vestirsi, mi vestii a mia volta e uscimmo dal terrazzo per non farci vedere.
Ci incamminammo su per la collina. Seguimmo il talismano che ci fece salire per una stradicciola piena di ciottoli ma percorribile. Chiara davanti e io dietro, arrivammo alla grotta.
Esitammo un poco a entrare, dato che, oltre a essere su di giri, eravamo impaurite dalla punta dei capelli fino alle dita dei piedi.
Appena entrammo il talismano cominciò a muoversi (lo tenevo in mano per il cordino), strattonando, come se qualcosa lo attirasse. Lo lasciai andare. Subito si alzò in aria emanando la stessa luce intensa di prima.
Piano, prese forma la figura candida di una donna vestita di bianco.
Chiara esclamò: «Mamma».
Rimasi paralizzata da quelle parole. La figura cominciò a parlare:
«Piccola mia, che bello rivederti! Non pensavo riuscissi a risolvere il mistero in così poco tempo. Ne sono felice!» poi si girò verso di me «Vedo che ti ha aiutata qualcuno»
«Sì, questa è Hèlen. Devi ringraziare lei se sono qui, ma tu…»
«Io, oramai, non posso più fare niente. Sono un spirito libero e posso decidere chi far entrare nel mondo delle Csimes. Nient’altro di più.»
«Se posso permettermi» dissi un po’ imbarazzata «Chi sono le Csimes
«Sono le fate che vivono nel mondo magico che state per conoscere. Potrete entrarvi quando vorrete e un giorno anche Sofia. Attente però, non dovrete mai perdere il talismano. Se perdete il talismano non potrete entrare mai più. Non esistono delle copie. Tenetelo al sicuro!»
«Certo, mamma. Stai tranquilla.»
«Buona fortuna»
Dopo quelle parole svanì e, in fondo alla grotta, apparve un’enorme porta di cristallo. Feci cenno a Chiara di seguirmi. Aprii la porta.
Un mondo, nella quale il verde dominava su tutti gli altri colori, si aprì davanti ai nostri occhi. Alberi, prati fioriti, vegetazione di tutti i tipi, erano ovunque. Chiara e io rimanemmo incantate da quello spettacolo.
Quel momento di magia venne interrotto da una fata blu che sbucò all’improvviso dall’alto, gridando gioiosa: «Benvenute! Benvenute! Vi stavamo aspettando!». Poi ci prese per mano e ci sollevò in aria. Volammo per un centinaio di metri sopra il paesaggio naturale, fino ad arrivare alla città delle Csimes.
Le fate volavano felici e spensierate. Le loro case erano fatte di foglie e fiori di tutti i colori. Erano bellissime.
Atterrammo davanti a una di queste, anche se era più grande e maestosa. Ad aspettarci c’era una fata anziana che ci salutò calorosamente e ci diede il benvenuto. Ella, poi, prese un sacchettino dalla quale tirò fuori della polverina brillantinata. Ce la sparse addosso.
Sentii pizzicare la schiena, Chiara mi guardò ed esclamò: «Oh!». Feci la stessa esclamazione pochi secondi dopo: ci erano cresciute le ali. Le mie erano verde acqua mentre quelle di Chiara rosa.
La fata anziana disse: «Ogni volta che entrerete qua, vi cresceranno le ali; ogni volta che tornerete nel mondo degli umani, spariranno.»
Stupefatte, ringraziammo e cominciammo a volare una di fianco all’altra, su e giù per quel mondo incantato. Ridevamo di gioia.
Non ricordo quanto tempo passò ma, a un certo punto, chiamai Chiara, che si era allontanata un po’ e le dissi che era ora di tornare a casa. Sicuramente ci stavano cercando. Sbuffò, ma mi seguì.
Appena tornammo a casa i miei genitori, preoccupatissimi, ci abbracciarono e chiesero dove eravamo state per tutto quel tempo. Non raccontammo nulla delle cose che avevamo scoperto.
Dopo quel giorno, tornammo nel mondo magico tutte le mattine. E, tre anni dopo, si unì a noi anche Sofia.
Ci divertivamo tantissimo, la mente era sgombra da ogni tipo di pensiero o preoccupazione: c’erano solo la magia della bellezza del paesaggio e l’amicizia di un popolo diverso ma uguale a noi.


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010