Premio letterario SofiaPremio letterario SofiaPremio letterario Sofia
15ª edizione - (2012)

Lettere a chi

Come una persona così riuscisse a scrivere quelle parole, non l’aveva mai capito. Sonia aveva più volte guardato quel diario, senza decidersi a che cosa pensare.

3 marzo 2012
Caro Diario,
Non vorrei sembrare una persona cattiva ai tuoi occhi, ma credo che non mi interessi più la gente. Tutti così indaffarati, così superficiali. Si credono consapevoli della propria vita, ma trascorrono le loro ore in un’apatica indifferenza verso tutto ciò che li circonda. Non guardano, non sentono, non sembrano comprendere. Perché allora dovrei sprecare il mio tempo con loro? Per cercare di aprire gli occhi alla folla? Ma se anche ciò non servisse, cosa fare se non divertirsi con un sarcasmo pungente e irriverente? Non avrei mai voluto sfruttare la gente, ma prendermi gioco dei loro pensieri è il metodo migliore da seguire per chi alla fine pensieri non ne ha così tanti.

Sonia credeva nelle persone. Pensava che, se vissuta nella solitudine, la sua vita sarebbe stata solo un involucro, un qualcosa di vuoto. Un guscio senza niente dentro, niente emozioni, sensazioni, niente amore. Erano le diversità, i pensieri degli altri, i loro gusti, dispiaceri, passioni, follie a riempire ciascuno di noi. La gente dava, oltre che prendere. O forse era proprio prendendo che dava, toccando altre anime che lasciava il segno.

Caro Diario,
Alcuni dicono che seguendo in questo modo le proprie pulsioni e il proprio odio verso gli altri si possa diventare come animali. Ma noi lo siamo, no? Tutti noi siamo solo animali, soltanto che non crediamo di esserlo. Per di più quindi siamo animali ipocriti, che rinnegano la propria natura e che si sentono dannatamente superiori ai loro simili. Inoltre non sono così irrazionale come sembra, non faccio quello che mi pare perché non so pensare, anzi. È proprio perché ho pensato che credo in ciò. La mia consapevolezza mi ha spinto nel tempo a giudicare l’esistenza di noi esseri umani troppo fragile, illusoria ed effimera per preoccuparsi di frivole imposizioni morali. Diceva Dostoevskij: “L’aver troppa consapevolezza è una malattia, un’autentica malattia.”. E a cosa porta questa consapevolezza. Sempre lo stesso, affermava: “L’uomo, sempre e ovunque, chiunque esso sia, ama agire come vuole e non come consigliano la ragione e l’interesse. Perché si può volere anche ciò che è contrario al proprio vantaggio, ma a volte è positivamente indispensabile. La propria personale, libera, volontà, il proprio capriccio fosse anche il più grossolano, la propria fantasia a volte esasperata fino ai limiti della pazzia, ecco cos’è quel vantaggio più vantaggioso, trascurato, che non rientra in alcuna classificazione e per il quale tutti i sistemi e le teorie se ne vanno costantemente al diavolo.” A mio parere, caro diario, La vita è troppo breve per chiudersi dentro le gabbie della società, troppo breve per lasciar passare via quello che desideriamo.

Sonia invece nutriva un amore disinteressato verso il mondo. Anche verso quella società che spesso criticava, perché riusciva a scorgervi gli aspetti più armoniosi. Credeva in un passo di Colum McCann, trovato nel libro Let the great world spin: La sola cosa per cui vale la pena di intristirsi è sapere che, a volte, in questa vita c’è più bellezza di quanta il mondo possa reggere.

La bellezza di un sorriso, una lacrima che scende la sera dentro una stanza buia mentre si vedono luci di altre finestre fuori, il viso allegro di un bambino la mattina di Natale, un’anziana che legge il giornale, un gruppo di amici che balla, una coppia che si tiene per mano, una carta di cioccolatino che sbatte contro la scarpa di un dottore che cammina sul marciapiede, una barca che scivola silenziosa sul mare, una mano fatta uscire dal finestrino per sentire il vento.
Sonia prese la penna in mano e finì di scrivere.

Non credi, diario? Con affetto, Sonia


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010