Premio letterario SofiaPremio letterario SofiaPremio letterario Sofia
15ª edizione - (2012)

Ettore e Andromaca - riscrittura in prosa dal punto di vista di Andromaca di un brano dell’Iliade

Lo vidi venire verso di me, il corpo possente coperto dalla corazza, l’elmo che celava i suoi lineamenti. Ettore mi raggiunse e un sorriso si aprì sul suo volto mentre guardava il piccolo Astianatte tra le mie braccia. Sentii le lacrime rigarmi il viso, mentre un’ondata di sconforto m’avvolgeva. Perché, perché il destino era così crudele?

«Ti prego, non andare!» dissi tra le lacrime «Gli Achei ti uccideranno, non sopravviverai a questa guerra, me lo sento! Non rendermi una vedova, non fare di tuo figlio un orfano! Resta qui con me! Ormai sei tu l’unico che mi rimane. Quando Tebe Ipoplacia fu conquistata dagli Achei, ho perso tutti i miei cari. Il mio caro padre Eezione è caduto sotto la spada di Achille e la stessa fine hanno fatto i miei sette fratelli, uccisi dalla sua ferocia. Quell’assassino ha catturato mia madre, e quando l’ha liberata per l’enorme riscatto ricevuto, Artemide l’ha colpita con la sua freccia e sono rimasta orfana. Tu, mio amato Ettore, sei tutto ciò che ho, sei mio padre e mia madre, oltre che il mio sposo e sei nel fiore degli anni. Non gettare via la tua vita!»
«Conosci il punto debole della città, dove cresce il fico selvatico. Per tre volte hanno tentato di prendere la città da quel punto e presto lo rifaranno, se hanno un briciolo di astuzia. Rafforza quel punto e vai a difendere lì, così non sarai costretto a combattere in prima fila e riuscirai a salvarti. Fallo per me, ti scongiuro! »

Per un momento mi illusi che Ettore avrebbe ascoltato la mia preghiera, ma in cuor mio lo conoscevo troppo bene e sapevo che non avrebbe mai accettato di combattere nelle retrovie.

«Tu sai quanto darei per rimanere qui con te, al sicuro, ma devo lottare in prima fila» disse infatti, e lo sconforto mi avvolse ancora di più.
«Ho un codice d’onore, devo combattere per la mia patria davanti a tutti, anche a costo della vita. Se non lo facessi, che cosa sarei se non un vigliacco?»
«Devo essere degno di mio padre Priamo e dei miei antenati che governarono la mia amata città con coraggio e gloria. Non posso rifiutarmi di farlo, e tu lo sai. Se Troia dovesse cadere, e io so che purtroppo un giorno questo succederà, il mio dolore sarebbe infinito. Tu sarai catturata e fatta schiava e ogni volta che dovessi sentire il nome di tuo marito morto soffrirai sempre di più. Preferirei morire piuttosto che vederti schiava nelle mani di qualche sporco nemico, ed è per questo che combatterò in prima fila, facendo tutto ciò che è in mio potere per fare sì che Troia non cada! »

Mi sentii morire, le sue parole mi rimbombavano nella testa. Non c’era molta speranza nella sua voce. Dentro di sé sapeva che gli Achei lo avrebbero ucciso e, anche se non voleva combattere, l’avrebbe fatto, perché aveva un senso dell’onore troppo grande e certo sarebbe stato questo a segnare il suo destino.
Ettore si avvicinò ad Astianatte, gli occhi colmi di amore, e tese le braccia verso di lui, ma nostro figlio si spaventò alla vista del guerriero ed emise un grido di paura, aggrappandosi forte a me.
Ettore sorrise e anch’io sorrisi tra le lacrime. Allora lui, il mio amato Ettore, si tolse l’elmo per posarlo a terra, poi prese Astianatte, che si era tranquillizzato alla vista del padre, e lo baciò teneramente.

«Prego Zeus e tutti gli dei che tu cresca forte e sereno» disse Ettore rivolto a nostro figlio, che fissava il padre negli occhi profondi, beatamente ignaro di ciò che accadeva attorno a lui.
«Desidero che tu divenga più forte di me, che tu distrugga qualsiasi nemico e che gli occhi di tua madre si riempiano d’orgoglio ogni volta che ti guarderà»

Detto questo, rimise nostro figlio tra le mie braccia, e io lo strinsi forte al seno. Ettore mi guardò con tenerezza e amore infiniti e mi accarezzò i capelli.

«Andromaca, amore mio, non temere. Nessuno mi getterà nell’Ade contro il volere del destino, ma quando la terribile Atropo decide di recidere il filo della vita nessuno, glorioso o vigliacco che sia, può continuare a vivere. Ora torna alle tue occupazioni, a filare al sicuro della nostra casa, e lascia a noi uomini il dovere di combattere»

Ettore si rimise l’elmo e il cimiero ondeggiò sul suo capo. Io tornai verso casa, con Astianatte stretto tra le braccia, vedendo disperazione da ogni parte. Quando entrai in casa, vidi le ancelle piangere Ettore ancora vivo, perché non c’era più speranza in loro per il ritorno a casa del loro padrone.
Anch’io non avevo alcuna speranza per me e per mio figlio.
Pensai a Ettore con tutto il mio amore e mi lasciai prendere dallo sconforto, piangendo tutte le lacrime che mi restavano.


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010