Premio letterario SofiaPremio letterario SofiaPremio letterario Sofia
15ª edizione - (2012)

Penelope, donna moderna

Non è semplice parlare di donne, e ancora meno è scriverne. Sembrerà una banalità, ma siamo complicate: eppure le donne nella letteratura per anni non hanno interpretato che quei ruoli di mogli e madri, idealizzate ma piatte, monocromatiche, senza le infinite sfumature proprie del carattere di ognuna di noi. Muse, protagoniste, però sempre subordinate agli uomini, deboli, viste secondo i loro occhi.
Vi è però un personaggio femminile che, a mio parere, ha espresso una forza particolare, così puramente femminile: Penelope.
Sì, Penelope, modello di fedeltà coniugale, umiltà, madre da imitare. Credo che però questa interpretazione del suo personaggio sia limitativa. Questa donna non viene messa in luce solo per la sua bellezza, per la sua passione, uniche qualità di fin troppe eroine moderne, ma risalta per una dote molto più importante: è infatti una donna forte, fino a sfiorare l’ostinazione. Penelope si trova ad affrontare una situazione che, ammettiamolo, non tutti sapremmo gestire: un marito lontano da anni, a viaggiare e farsi ammaliare da una ninfa qualsiasi, a cui però lei rimane fedele, mentre una schiera di lupi affamati di potere, cercano in tutti i modi di impossessarsi del trono dello stesso marito che è lontano a spassarsela, un figlio da crescere, una tela da non finire, un cane.
Una casalinga disperata? No. Lei prende in mano la situazione, decide di non lasciare il marito latitante, ma di rimanergli fedele. Combatte strenuamente per proteggerlo, proteggere il suo ruolo, la sua famiglia, sé stessa. Cresce un figlio. Si prende cura del cane.
Tesse di giorno e scuce di notte. Mostra una forza d’animo ammirevole direi. Insomma, quante di noi avrebbero sopportato e affrontato in maniera così decisa la situazione? Ecco, magari lei non sarà un modello per le femministe, che avrebbero preso capra e cavoli e chiesto il divorzio per abbandono del tetto coniugale, ma dobbiamo anche ricordare che al tempo il divorzio non era esattamente un’opzione. Ciò nonostante, lei avrebbe potuto scegliere la via più semplice, accettare un pretendente al trono qualsiasi, sposarlo, rimanere regina, trovare un padre al figlio e un padrone al cane, evitarsi le nottate a buttare all’aria il lavoro di tutta la giornata e avere pure una bella tela, magari anche per farsi un vestito nuovo invece che per farne un sudario, che sì è un bel gesto, anche se un po’ macabro. Lei però non sceglie la via più semplice, ed è esattamente in questo che mostra come Omero abbia saputo cogliere l’essenza del suo essere donna.
Penelope, testarda e convinta dell’amore del marito, non può fare altro che aspettarlo, non può concedersi ad altri uomini perché il suo cuore appartiene a colui che ha sposato, e mai potrà essere di nessun altro. Lei aspetta, ma non è passiva, non subisce gli eventi: lotta in una maniera squisitamente femminile, senza gesta eroiche o particolarmente notevoli, ma discretamente, intelligentemente, seguendo il suo progetto senza indugi. E quando finalmente Ulisse torna lei non lo fa sentire in colpa, ma al contrario lo accoglie a braccia aperte, come solo una donna estremamente sicura di sé potrebbe fare.
Allora sì, Penelope è un modello di donna ideale. È bella, e anche fosse stata brutta l’avremmo apprezzata lo stesso se non di più, intelligente, elegante, pudica, forte, astuta, fedele. È moglie e madre, e, in entrambi i ruoli, eccelle. È donna.
Io, da donna, non ho saputo cogliere immediatamente la figura di Penelope. Inizialmente la vedevo, scusate il gergo non proprio elegante, come una sfigata: mai e poi mai mi sarei vista aspettare per oltre vent’anni un uomo, partito per una guerra e finito a girovagare per i sette mari con sirene, ninfe, maghe tutte a cercare di sedurlo. Di certo non avrei preso una donna così come modello: certo, bella e astuta, ma insomma, alla pazienza c’è un limite e poi a fare la casalinga sinceramente credo mi annoierei. Fossi stata in lei mi sarei scelta uno qualsiasi dei Proci, magari aitante, senza dubbio intelligente, a sostituire un marito partito a combattere una guerra in cui nemmeno era direttamente coinvolto. Non sarei rimasta vent’anni sola. E, se non mi fossi risposata, sarei quantomeno partita. Perché lui sì e io no?
Poi però ho ripreso in mano l’opera di Omero, ho riletto i passaggi che parlavano di lei. E, più matura, sono riuscita a cogliere la sua forza.
In fondo, la scelta di aspettare Ulisse Penelope la compie scientemente. Lei vuole aspettarlo, perché ne è innamorata, perché gli è fedele. E resiste. Per giorni. Per mesi. Per anni. Lei non lascia nulla e nessuno interferire con i suoi piani, con il suo amore.
Lotta, per lui, per la sua famiglia, per sé stessa. Lotta per il suo diritto a stare sola se non può stare con l’uomo che ha sposato, l’unico della sua vita. Lotta intelligentemente, discretamente, e alla fine vince la sua scommessa. Suo marito torna da lei, e a lei vedendolo tremano le mani, batte il cuore, e si ritrova un po’ adolescente davanti all’amore della sua vita.
Insomma, è una donna qualunque, dalle qualità straordinarie.


»Torna all'elenco dei testi
»Torna all'elenco delle edizioni

Copyright © 1999 - Comitato per Sofia - Tutti i diritti riservati.
Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010