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15ª edizione - (2012)

Articolo di giornale - Il XXI secolo: tempo di donne

Nell’antica Grecia, I millennio a.C., una donna in primo luogo doveva essere bella (simile a una dea, una tale bellezza che le perdonava tutto), doveva curare il suo aspetto fisico e preoccuparsi del suo abbigliamento, doveva eccellere nei lavori domestici e soprattutto doveva obbedire; la donna oltre a virtù quali la pudicizia, la fedeltà, tipiche di una donna subalterna era vittima di un’ideologia misogina. Debole e subalterna, incapace di sentimenti duraturi, la donna era solo lo strumento della riproduzione e della conservazione del gruppo familiare, esclusione totale dal potere politico e dalla partecipazione alla vita pubblica.
Emblematico è l’esempio di Pandora (l’inganno al quale non si sfugge), sia nella Teogonia sia nelle Opere e i giorni di Esiodo (che la definisce un male necessario) narrano la creazione della prima donna, appunto Pandora, il cui nome stava a significare che ogni dio le aveva dato un dono: bellezza, fascino, grazia, abilità, ma anima di carne, e carattere ingannevole, menzogne e blande parole.
Prima del suo arrivo gli uomini vivevano felici, immuni da fatiche e malattie, ma da quel momento mali infiniti vagano tra gli uomini, vittime della sua capacità di sedurre.
Bellezza e fascino, per l’uomo, non potevano che essere pericolosi; l’uso che le donne ne facevano era inevitabilmente a danno degli uomini.
Nel periodo Romano, età tarda repubblicana l’unico ruolo sociale ammesso a una donna è quello di domiseda (colei che stava in casa e si occupava delle faccende domestiche) e l’ideale di virtù femminile era quello di rimanere in casa giorno e notte a lavorare, mentre in età imperiale le uniche donne che passeranno alla storia saranno protagoniste di complotti e intrighi.
Negli Stati Uniti, inizio ’900, dopo duemila anni di storia, nulla è cambiato per il gentil sesso, ancora obbligato a rimanere in casa per lavare i panni e cucire; di vitale importanza è l’epitaffio di Margaret Fuller Slack, raccolto nell’Antologia di Spoon River di Lee Masters, che vi inserisco di seguito.
Sarei stata grande come George Eliot
Solo che mi fu avverso il destino.
Guardate il ritratto che Penniwit mi fece,
il mento poggiato alla mano e gli occhi infossati
e grigi, che guardano lontano.
Ma c’era il solito, eterno problema:
celibato, matrimonio o libertinaggio?
Poi John Slack, il ricco farmacista, mi corteggiò,
con la lusinga che avrei scritto il mio romanzo in pace,
e lo sposai, misi al mondo otto figli,
e non ebbi più tempo per scrivere.
Comunque , per me era finita,
quando mi piantai l’ago nella mano
mentre lavavo la roba del bambino
e morii di tetano, una morte beffarda.
Ascoltatemi, anime ambiziose,
il sesso è la maledizione della vita!
Dal brano appare una donna con dei sogni da realizzare, una donna con grandi aspirazioni diventare una grande poetessa, ma rovinata e frustrata dalla sua stessa condizione e dalla sua scelta più importante: il matrimonio.
In Italia nel 1946: comincia una nuova fase per la donna, l’era dell’uguaglianza con l’uomo, come in altri paesi Occidentali, finalmente anche il nostro si adegua a riconoscere il diritto di voto ai cittadini maggiorenni di entrambi i sessi.
Anni ’70: un referendum sancisce la validità del divorzio, che garantisce importanti diritti alle mogli finalmente liberate talvolta dalle tirannie del marito.
Nuovo Millennio: i tempi cambiano la libertà alle donne, il potere alle donne.
Dai continui scoop delle veline e delle conduttrici televisive, che hanno conquistato con il loro fascino e la loro bellezza milioni di italiani, alle donne manager, importanti capitani d’azienda , in giacca e cravatta, con palmari ,computer e auto di lusso; da una sempre crescente e maggiore superiorità in campo sanitario, all’ormai incontrastato controllo del sistema scolastico: tutte queste statistiche sembrano designare la donna come vera erede del sistema sociale ed economico del Paese.
A Lee Masters sembrerebbe fantascienza: donne protagoniste della politica, donne che sono in casa meno che i mariti, donne in carriera, donne che rinunciano alla stabilità coniugale per poter passare da un partner potente a uno famoso, da uno bello a uno ricco.
Burka e velo ci sembrano realtà così insicure, così paradossali, così inconcepibili e così lontani a noi Occidentali, anche se purtroppo ancora esistenti; ma chissà, se tra qualche decennio anche la donna araba potrà diventare un sultano, o meglio una sultana e che poi anche in Italia, come gli Usa e la Libia, ci sarà il primo capo di Stato donna.


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010