Premio letterario SofiaPremio letterario SofiaPremio letterario Sofia
12ª edizione - (2009)

Math Rave: 0 = ∞-1 L'unica storia che I. S. P. non puņ raccontare
di Ivan Sergeevich Potapov
Menzione d'onore

 
Math Rave 
Destinazione editoriale: a tutti coloro che vogliono ascoltare l'istante.

Voglio raccontarvi un segreto, ma per poterlo fare dobbiamo scendere a un compromesso, nulla di sconveniente, vorrei solo chiedere un po' del vostro tempo in cambio di un po' di tempo. Sapete, gli affari si fanno sempre in due, mai da soli. Dite che magari ci tiriamo fuori qualcosa? Eppure io il mio tempo l'ho già investito!!! Non fate i disonesti, per Dio.
 Mi chiamo Leslie e sono un genio, ma purtroppo non parleremo della mia genialità di cui nessuno sa, parliamo piuttosto di quel russo, immigrato, biondo, poveraccio, drogato, farfallone e cafone che conosco, parliamo della storia che nessuno gli ha mai sentito raccontare, parliamo di come ha impiegato il suo tempo.
 Dovete sapere che egli è nato in un paesino sperduto nel ghiaccio siberiano di fronte all'Alaska che si chiama Egvekinot. Ci era finito perché i comunisti avevano spedito la famiglia della nonna materna da Kursk a Egvekinot, sarà anche per questo che non l'ho mai visto in atteggiamenti lodevoli verso il comunismo, infatti ha sempre espresso le sue maleducate battute filofasciste con una certa malizia. Dopo aver viaggiato per chissà quante ore, si trasferisce vicino a Mosca dove cresce come un tipico teppistello di strada russo con in testa insieme al colbacco, la morale dalla madre: ama ogni tuo prossimo come ami te stesso. Finì così tanto per amare, che un giorno, per l'amore verso il suo branco di amici disadattati, fece a sassate con altrettanti gentiluomini della strada, e valorosamente si fece mettere quattro punti in testa. Con lo stesso onore piangeva dalla rabbia quando vide suo padre tagliarsi le vene con i vetri rotti, mentre cercava di assestare un pugno a sua madre. Non vi allarmate, non è morto, mantiene sempre la stessa linea di tasso alcolico anche adesso, fa l'alcolizzato. Nessuno lo sa, ma il nostro russo non gli rese mai il dolore che egli causò, il nostro russo lo tenette ben stretto dentro di se. Se ogni tanto lo vedete piangere senza motivo durante una litigata a parole, è solo perché lui capisce dove la rabbia lo potrebbe portare, e quindi preferisce calmarsi annacquandosi, anziché scatenarsi. Ovviamente, c'è sempre qualcuno che ne ha approfittato di questo filosofale amore e l'ha usato per rompersi i pugni. Dice tanto delle sue ragazze ma io vedo che non ne ho mai vista una, secondo me è pure gay. Mi ha fatto vedere certe sue foto di primi baci a ragazzi, mi sono vergognato per lui, certo che pur di essere alla moda metteva addirittura la lingua in bocca agli uomini. Non voglio pensare altro! Io principalmente lo conosco da quando l'hanno bocciato la seconda volta: all'inizio è un tipo carismatico, però alla fine deve avere il suo carisma fine a se stesso, ha sta cazzo di mania da protagonismo, che sti cazzi che non sta mai zitto! È vero, è brillante, ha sempre idee nuove, ma deve smetterla. Fucking Russo! Facci vedere se ci arriviamo anche noi! Non toglierci sempre la sorpresa della scoperta personale. Eddai, lasciaci raccontare a noi stavolta. Infatti, vi devo confidare che lui non sa che sto scrivendo di lui, ma in verità potete considerarmi il suo Dr. Jeckill. Io ora vi sto dando la psicoanalisi di Mr. Hyde. Comunque, ciò che mi ha colpito di più è come riesce ad applicare ai fenomeni qualitativi un semplice modello quantitativo e semplificare la situazione ottenendo un risultato apparentemente peggiore in quel momento, ma che in realtà è relativamente migliore in un'altra situazione. Scusatemi, sono partito per la tangente, faccio un discorso più circolare, fatemi pensare un po'... ecco ci sono. Un giorno egli arrivò con una nuova idea di + e di -, generò la battuta "Più Fotti Meno Foti" usando una scritta che vide il giorno prima:"Più Casse Meno Tasse", dopo quella del fotti ci furono altre invenzioni: "Più bordelli, Meno castelli", "Più Moffo, Meno Maffa", "Più Boschi, Meno Carta", "Più Basucchi, Meno Bazzocchi", finché non intervenne il giusto braccio della presidenza a sospenderlo. Naturalmente venne sospeso con tutti gli onori dovutogli, persino con vari complimenti all'interno della presidenza. Ecco, diciamo che il russo è sempre stato uno che col suo modo di ricordarsi le cose, ha sempre creato idee nuove e migliori fino a non farle degenerare nell'intervento punitivo. La sua spiccata sincerità nel parlare è sempre stato il punto debole per un esuberante che tende al rischio come lui. L'oggettivare del suo pensiero è sempre stato più veloce del pensiero stesso. Mi ricordo che una volta disse: "Giuro che da oggi applicherò gli insegnamenti della Baldi, prima conto fino a dieci e poi sto zitto", fatto sta che non accadeva quasi mai e, a ventun'anni deve ancora dare la maturità e non so quante assenze, ritardi, note disciplinari, sospensioni e danni abbia a carico dell'istituto nel quale si trova, e sinceramente il calcolo di tutte queste variabili mi è impossibile. Comunque, questo diciamo che è stata l'introduzione, potrei menarvela ancora con un po' di storia, raccontarvi di quando si è bagnato nel letto per la prima volta, di quando venne in Italia, le pratiche da compilare, le prime amicizie, i primi amori, le prime delusioni, i pugni, le parolacce, la scuola, gli sport, la sua prima scopata, il suo primo spinello e la sua ultima sbornia, ma tanto questa è storia ormai passata, e di sicuro ve l'avrà già raccontata lui l'altro giorno, vi pare che quello se ne sta zitto e non dice la sua? Voglio raccontarvi invece di cosa gli è successo nella notte di San Silvestro e come è finito il suo mondo. Ma ora voi dovete ascoltarmi per davvero, io non vi annoierò, ma voi ascoltatemi, d'altronde devo rubarvi solo un po' di tempo. Ne vale la pena? Eddai non vi rubo nulla, vi prometto che dopo vi restituirò tutto il tempo contato se non vi piacerà la storia. Che stiate a sentirmi o no, io parlo.

31/12/08
 Ricordati, la festa siamo noi! Queste erano le parole di quel capodanno prima che tutto il tempo si fermasse. La musica techno batteva forte come il metallo delle macchine, tutto intorno era un cumulo di spazzatura da cantiere, la gente era persa nella ketamina o in altre droghe sintetiche, l'odore di quella notte, era l'odore di un rave. Un raduno di questi operai, nati nelle fabbriche e pronti a liberarsi dentro le stesse fabbriche vuote e abbandonate, che facevano animare con i suoni martellanti dei 180 bpm al minuto prodotti dal muro di casse che avevano montato. Quella fabbrica era diventato un ritrovo di disagiati, di drogati, di comunisti, chiamateli come volete, ma era un ritrovo di gente libera. Non avevano catene, e se le avevano le spezzavano con la droga che compravano con gli stessi soldi che guadagnavano perdendo il tempo libero in quelle fabbriche. In mezzo a tutta quella gente egli sfiorava le labbra della ragazza più bella di questo mondo, perché in quel momento era davvero la più bella di quell'istante in cui durò il bacio.

01/01/09
 Come al solito la lingua del russo non si ferma mai, si muove talmente tanto che se non gli si stacca è solo perché sa che se cade si sporca. Addirittura si rende conto che era quasi riuscito a fermare tre ore in un solo istante, aveva parlato per circa tre ore di applicazioni dei modelli matematici al linguaggio della natura con la donna che aveva tenuto fra le braccia solo un secondo fa. Lei lo ascoltò, appassionata dal suo ottimismo per il linguaggio della natura, ma meno presente con la comprensione del suo pensiero. Interruppe il silenzio, dicendo solo: "Non te buttar via però". Lo scatto che fece prima di dire queste parole, quello scatto che si trasformò in un istante in meraviglioso e dolce sorriso, diedero al nostro povero russo l'incosciente voglia di dire le parole: "Ti amo". Lei lo baciò e gli chiese: "Ma và? Come fai a saperlo?". Beh, non so se lo sapeva davvero ma il suo onore, la sua perfezione, il suo essere propenso al meglio e quindi, senza errori né sbagli, gli fece rispondere: "Perché lo so".

14/01/09
 Si sa, il telefono costa, ma quanto costa sentire le parole di qualcuno? Questo era il ragionamento che faceva ogniqualvolta che chiamava dal fisso un cellulare. Nelle due settimane che passarono non si sentirono più dei "ti" legati ad "amo", ma solamente parole, migliaia di parole per migliaia di frasi. Si sentirono spesso e parlarono a lungo, forse, con tutte le parole che si sono detti avranno speso sui trecento, quattrocento euro di bolletta. Questo argomento non toccava nessuno dei due, piuttosto c'era sempre un acceso e ironico dibattito ideologico nel quale si cercava un vincitore: è la matematica che governa la natura, o il caos? D'altronde Nietzsche disse: Bisogna avere il caos dentro per poter produrre una stella che danzi, quindi se Nietzsche era un filosofo coi contro cazzi, chi poteva aver ragione fra un fascista con idee confuse di libertà e una comunista con idee troppo materiali? Chi poteva controbattere la frase di Nietzsche e chi dimostrare che era corretta? Fare la parafrasi della frase è piuttosto semplice, scriverla con degli algoritmi vuol dire che ci devo passare la vita a cercare quello giusto. Quindi, la prevalenza del pensiero filocomunista: è più semplice cogliere il ricordo dell'emozione che cogliere il linguaggio matematico con cui è scritto in quanto ricca d'astuzia, prevalse sulla forza dei numeri. Non c'è da scordarsi l'orgoglio e l'onore che il nostro celeberrimo e fiero russo doveva portare: non è importante partecipare, l'importante è vincere, quindi gli nacque l'idea di spiegare matematicamente l'emozione.

Le più di 1500 parole che avete letto, hanno impiegato circa dieci minuti del vostro tempo, 1/6 dello stipendio di un operaio in un ora, io avevo chiesto solo del tempo e tempo vi restituisco: vi devo 0,90 periodico istanti di tempo, quanto equivale in soldi? La mia vita culmina nel donare il 33,333 % di tempo libero che io ho impiegato a scoprire che cos'è un'emozione e che ora posso definire come l'istante colto nell'avverarsi dell'istante stesso, esso non è mai negativo e produce un tempo infinito che culmina nella sua unità, essa si chiama vita. L'annullamento di quell'istante si chiama morte, ovvero un delirio matematico. Il momento in cui sono nato, è stato quando ho vinto la gara impiegando un istante ad entrare a scaldarmi dentro l'ovulo, quel momento è durato un istante, questo istante si è propagato nel tempo e sono arrivato ad avere, come direste voi, quasi ventun'anni di istanti di tempo. Mi chiamo Mr. Hyde perché ho colto l'istante di un solo sorriso e mi sono innamorato dell'emozione prodotta da quel sorriso in quell'unico istante, e questa è la mia storia.

Il vostro affezionatissimo, I. S. P.


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010