Premio letterario SofiaPremio letterario SofiaPremio letterario Sofia
17ª edizione - (2014)

Senza limiti

Avevo già scoperto tutti i luoghi di questo mio viaggio, conoscevo le forme, le ricordavo, ma non potevo andarmene se questi continuavano a parlarmi.
Percorrevo e ripercorrevo quelle strade conosciute, che avevano tanto da raccontarmi da sembrare ogni volta diverse da quelle precedenti. Alcune erano cattive con me, mi dicevano cose crudeli, ma avevano sempre ragione, e lo sapevo; altre mi consolavano, altre ancora si limitavano a descrizioni di memorie.
Imboccai un sentiero dai colori chiari, i contorni sfumati, tinte e odori già sentiti; doveva essere molto antico. Incontrai un bambino piccolo che muoveva i suoi primi passi su una ghiaiosa stradina di campagna.
Lui non mi vide, ma io lo osservai a lungo riempendomi di una serena nostalgia.
Quando il sole si trovava perfettamente sopra di me, udii un forte vocio proveniente da un’abitazione e ne scorsi tra le finestre i proprietari, seduti a una ricca tavola imbandita.
Mi ritrovai anche ad attraversare un parco giochi dove tante persone erano radunate attorno a un bambino che scartava dei regali. Somigliava tanto a quello precedentemente incontrato, solo un po’ più cresciuto.
Vidi in seguito la mano di una madre catturare le lacrime del figlio, uno scalatore raggiungere un rifugio.
Vidi due compagni di vita dirsi cose che non pensavano realmente, un uomo ricco che avrebbe potuto permettersi tutto ciò che voleva, che si sentiva povero e incompleto.
A questo punto del mio viaggio ero stanco, spossato e inspiegabilmente triste; mi sentivo direttamente responsabile dei meriti e delle colpe che avevo osservato nel cammino. Ero tormentato da riflessioni, pensieri che rincorrevano risposte, immagini.
Il tutto senza che nulla risolvesse su un punto fermo, forse ero io ad avere bisogno di ritrovare una casa.
Poi vidi il mio volto, era il volto di me stesso in quel preciso istante, perché era un riflesso, proiettato in un vetro delimitato da una cornice, che proteggeva e conteneva una grandiosa opera d’arte.
Improvvisamente mi sentii il cuore straripare di gioia e commozione. Mi guardai le mani, la loro forma, il colore, la materia: così concrete e dirette, in contrasto con il viaggio appena attraversato.
Questo cammino mi è parso così lungo rispetto allo spazio temporale realmente occupato in cui ho osservato quel quadro, a cui sono riconoscente, che ben ha saputo entrare in me e mostrarmi dettagli della mia vita passata e gli infiniti sentieri che posso ancora percorrere.
Quel quadro, così limitato dal materiale di cui è costituito, nei quattro lati in cui è racchiuso, quanto assolutamente svincolato, completo e infinito per chi l’ha creato e per tutti coloro che lo vedono.


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010