Premio letterario SofiaPremio letterario SofiaPremio letterario Sofia
19ª edizione - (2016)

La prima fiamma

I granelli di sabbia volteggiavano nell’aria crepuscolare di un pianeta deserto, e la luce del tramonto avvolgeva malinconicamente le brulle formazioni rocciose che si ergevano in lontananza.

Lì, in una grotta, sedeva contro la parete una creatura aliena, nuda e afflitta.
Il freddo le mordeva ferocemente le deboli membra, la fame si faceva sentire col suo tipico gorgoglio. La sua pelle, un tempo scarlatta e perfetta, ora era sbiadita e piena di crepe e ferite; la sua mente, piena di sofferenza, cercava un essere vivente con cui parlare.

Lì, in una grotta, sedeva contro la parete una creatura aliena, nuda e sola.
Perché era lì? Lei era sempre stata considerata pericolosa. Il dogma del suo popolo era quello della gioia, ma lei era sempre stata diversa. Dove gli altri sorridevano, lei si incupiva; dove gli altri ridevano, lei piangeva. E la sua triste presenza portava l’infelicità ai suoi simili. A nulla era servita la terribile punizione, l’amputazione delle sue bellissime corna vermiglie. Un tempo, lei era solita decorarle con ornamenti e gioielli. Ora, non erano che pietose cicatrici del suo passato. Ricordava ancora il violento dolore e il macabro suono delle sue appendici che venivano brutalmente spezzate, il rimbombare delle sue ossa, la paura nella sua mente.
E adesso era lì, abbandonata dai suoi stessi simili su quel pianeta dimenticato dagli Dei, destinata a concludere i suoi giorni senza nessuno accanto; forse la fine peggiore di tutte.

Lì, in una grotta, sedeva contro la parete una creatura aliena, nuda e affamata.
Per tanto tempo, aveva vissuto con le provviste che i suoi simili, in un momento di compassione, le avevano donato. Ma una nera tempesta si era portata via pure quelle, e da allora la scarna figura della Fame si era presentata innumerevoli volte alla sua porta. Numerose volte aveva pensato di recidere un proprio arto per mangiarselo: ma non riusciva a portare a termine quell’atto immondo, perché la raccapricciante immagine di una sé stessa distesa sul suolo, ridotta a un torso e una testa, intenta a mangiare il suo stesso corpo la tormentava. No, aveva deciso: sarebbe morta in un modo onorevole, anche se ciò significava patire un dolore immenso.

Lì, in una grotta, sedeva contro una parete una creatura aliena, nuda e disperata.
La solitudine l’aveva spenta, rendendola un guscio pieno di fame e freddo; e pensare che prima la sua mente analitica traeva piacere nello svolgere considerazioni, ipotesi e calcoli. Ma quei giorni erano morti; e con essi, la sua perspicacia. Innalzò gli occhi al soffitto e tentò di recitare una preghiera ai suoi Dei, eppure dalla sua bocca uscì solo un mugolio strozzato. Quando la esiliarono, era solita maledire le Divinità per il terribile fato che le era stato assegnato. Ma in seguito capì che era inutile scagliarsi contro loro. Era lei che era sbagliata, era solo sua la colpa. Da quei febbrili occhi sgorgarono lacrime amare, mentre portava le ginocchia ormai consumate al mento.

Lì, in una grotta, sedeva contro la parete una creatura aliena, nuda e piangente.
Era la sua fine. Sentiva le forze che la abbandonavano, e la fame che si preparava ad assestare il colpo finale. E aveva freddo… così freddo… così freddo…
Un torpore le avvolse la mano destra, tirandola fuori da quell’abisso disperato. Stancamente, la aprì. Una piccola lingua di fuoco di color viola danzava sul suo palmo, emettendo uno scoppiettio quasi impercettibile. Lei non si spaventò, era troppo stanca. Piuttosto, rimase a osservare l’eterea fiammella contenuta nella sua mano. Uno straccio della sua mente scientifica riaffiorò dalla sua testa, dicendo che probabilmente era solo un’allucinazione. Ma come poteva esserlo? Come poteva quel tenero calore essere una fantasia? Quel focolaio violaceo… era così innocente, indifeso. Quasi inconsciamente, lo avvicinò al proprio petto. E il calore, assieme una soave, dolce malinconia la avvolse. Per la prima volta dopo tanto tempo, sorrise, e lacrime ora gioiose sgorgavano dai suoi occhi, che guardavano affettuosamente la fiamma che portava nella mano.
«Ciao – disse con voce lieta la creatura – piccola luce».

Lì, in una grotta, sedeva contro la parete una creatura aliena, nuda e adesso beata.
Anche se non poteva saperlo, la sua storia avrebbe ispirato migliaia di suoi simili. Anche loro compieranno il suo stesso viaggio, che per molti finirà con la morte, ma che per tanti altri finirà con la beatitudine, la stessa beatitudine che provava in quel momento quell’essere rinnegato.
Tuttavia, alla creatura non importava nulla di tutto ciò: per lei, la cosa più importante era sedere lì, sulla parete di quella grotta, avvolta nel calore della fiamma che portava nel palmo.


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010