Premio letterario SofiaPremio letterario SofiaPremio letterario Sofia
11ª edizione - (2008)

Nella terra dei Ciclopi: Polifemo

Dopo tutto quel tempo passato all'aria aperta per cercare legna, finalmente mi recai nella mia grotta. Accesi nel mezzo un caldo fuoco, munsi tutte le bestie e con fatica richiusi la mia spelonca con un masso. Mi addentrai più profondamente nella caverna, annusai l'aria e subito un piacevole odore invase le mie narici: si trattava di carne umana. Immediatamente chiesi a quegli uomini chi fossero, potendo già premeditare la loro fine e assaporare il dolce sapore del sangue umano fra i denti.
 Il più muscoloso, che si trovava in testa al gruppo, mi disse fieramente di essere Odisseo il multiforme, che combatté nella guerra di Troia e ingenuamente cercò di persuadermi affinché, come voluto da Zeus, offrissi a lui e ai suoi compagni ospitalità. Gli dissi bruscamente che la razza dei Ciclopi è la più forte di tutte, persino degli dei e di Zeus egioco, e quindi respinsi la loro richiesta. Ancora più incuriosito, volli sapere dove avessero ancorato la nave e quello stolto di Odisseo me lo rivelò.
 Quindi, con un potente grido, chiamai gli altri Ciclopi, li mandai nella piccola insenatura vicino al monte più alto, proprio dove si trovava l'imbarcazione, ordinai di saccheggiarla e distruggerla. Poi mi rivolsi agli avventurieri e riferii di voler cambiare il menù della cena: invece dei soliti capretti, decisi di mangiare un paio di uomini. Così ne afferrai due e me li lanciai direttamente in bocca godendo al suono delle ossa spezzate sotto i denti; gli altri invece, udendo quel rumore, si voltarono tappandosi le orecchie.
 Il giorno seguente, come ogni mattina, andai per boschi a cercare capretti e fagiani finché si fece sera e così mi ritirai nella spelonca. Odisseo, alla mia vista, mi accolse allegramente offrendomi del vino, una bevanda afrodisiaca e divina, da accompagnare al sapore di altri due compagni. Per questo atto di generosità, decisi di dare un dono di ospitalità a Odisseo: gli promisi di mangiarlo per ultimo.
 Bevvi così tanto vino, che mi addormentai e dopo una mezz'ora fui svegliato dal belato delle capre; aprii il mio unico occhio e vidi Odisseo che tentava di avvicinarsi con un bastone appuntito e rovente, cercando di accecarmi. A quel punto, preso da un'impetuosa collera, spezzai il ramo pungente, lo lanciai nel fuoco e uccisi ogni singolo uomo che si trovava nella caverna spezzandogli il collo, Odisseo per ultimo come promesso.
 Chiamai gli altri abitanti dell'isola e li invitai a unirsi con me per una deliziosa cenetta a base di carne umana. Tutti i Ciclopi accorsero nella mia ampia spelonca e banchettammo ridendo e scherzando sull'incoscienza degli uomini.


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010