Premio letterario SofiaPremio letterario SofiaPremio letterario Sofia
9ª edizione - (2006)

Insomnia

"Buon giorno Sara". Era sempre la stessa frase con cui il dottore dava inizio ogni giovedì alle nostre sedute. Questa era la terza visita. "Come ti senti oggi?". Come vuoi che si senta una sedicenne che negli ultimi mesi dorme male, anzi non dorme quasi per niente ed è perseguitata da uno strano essere che la minaccia? Stanca no? E forse dovrebbe avere paura vero? Ma non è permesso in quei momenti in cui ti senti osservata, perdere coraggio. "Meglio grazie", ma è ovvio che in realtà non è così. Come puoi sentirti bene, quando chi ti circonda ti crede pazza? Ho sbagliato a confidare quello che mi sta succedendo. Dovevo sapere che non avrebbero creduto. Se solo capissero... se solo vedessero...."Già, ti vedo bene" mi risponde lui con un sorriso persuasivo. Lo so che lo dice solo per farmi piacere, perché so anche che ho due borse sotto gli occhi che potrebbero contenere la spesa di un esercito, e ho la pelle così giallastra che un cinese m'invidierebbe!
"Già...", sospiro, "sto bene..." ma non importa se la notte mi sveglio sempre prima giusto? 3.15, 3.02, 2.45, 2.15... TIC-TAC...TIC-TAC...TIC-TAC... Mi alzo a sedere sul letto sudata e con il cuore che batte così forte che sembra debba esplodere senza preavviso. L'ombra dei rami mossi dal vento, s'impadronisce della mia camera e mi ricorda scenari di vecchi film di paura. E mi sento osservata. So che Lui è nella mia stanza: mi guarda, sorride e pensa ad un nuovo modo per potermi spaventare, come se non lo fossi già abbastanza.
"Ricordi cosa ci siamo detti l'ultima volta? Bene, allora non credi che quello che ti sta accadendo sia solo una reazione alla morte del tuo amico? D'altronde è normale: ti senti disorientata, sei traumatizzata, e queste visioni, e la stessa insomnia di cui soffri possono benissimo esserne una conseguenza".
Odio sentire questi discorsi. Mi sarei alzata e me ne sarei andata, ma qualcosa mi diceva che dovevo rimanere.
"Io non sono pazza! Non mi sto inventando niente! E' vero, Ralph è morto, e mi aveva avvertita... ma io non gli avevo creduto all'inizio, proprio come sta facendo lei, e guardi che fine ha fatto! Lo hanno ucciso! O meglio lo Ha ucciso! Fin dal principio pensavo fosse uno scherzo, ma quando ho cominciato a capire, perché cominciavo a vedere e a sentire, mi sono spaventata e non ho saputo aiutare Ralph, ma ora non ce la faccio più a sopportare tutto questo e se nessuno mi aiuta... Quel essere man mano mi sta consumando!". Pronunciai queste parole con una tale velocità e frenesia che alla fine per poco non mi mancò il respiro.
"Era proprio a questo che volevo arrivare: quel essere... ti va di parlarmene? Atropo, è così che si chiama?"
Quel nome pronunciato con tanta leggerezza, mi fece venire i brividi. Diventai fredda, ed angosciata, su quella poltrona dove mille pazienti prima di me si erano trovati a superare i loro problemi, cominciai con molta fatica a raccontare: "Sì Atropo... Lui... Lui esiste davvero... è solo che nessuno a parte me e Ralph riesce a vederlo. Da quando riesco ad entrare in contatto con il suo mondo, il mondo delle auree intendo, mi spavento sempre di più. Tutto è circondato da auree che fanno trasparire i sentimenti e le emozioni, anche lei ne ha una. Ho paura lo ammetto. Mi ha intrappolato nel suo gioco meschino. Non so cosa vuole da me, chi sia o da dove venga, so solo che in questi ultimi mesi mi crolla il mondo addosso. Non so più come comportarmi, non so più di chi fidarmi, non so più dove rifugiarmi. Lui mi trova sempre. Mi tratta male. Mi segue. Mi porta via gli oggetti a me cari, e ho paura che presto se la prenderà anche con le persone a cui voglio bene. L'ultima volta che l'ho visto è stato proprio oggi, ma so che se mi sforzassi ed entrassi in contatto con l'altro mondo, forse lo vedrei... magari è proprio qui che ci ascolta divertito. È stato stamattina, mentre stavo per attraversare la strada per andare al supermercato. Era lì, dall'altra parte della strada, con un grembiule bianco pieno di macchie (sangue) e minuscoli blue jeans. Mi rivolgeva un ghigno feroce: vidi due file di denti bianchi a punta, i denti di un cannibale. Nella mano sinistra stringeva un oggetto che terminava con una lama, un vecchio bisturi o un rasoio, anch'esso macchiato (ruggine o sangue?). Con l'indice della mano destra mi invitava ad attraversare, ma io, immobilizzata dal terrore, mi sono limitata a fissarlo. Guardando meglio, notai che l'abominevole essere non ce l'aveva con me, bensì con un piccolo randagio zoppicante avanti pochi passi da me. Era Rosalie, il cane vagabondo del quartiere. Atropo la chiamava «Ehi cagnolino! Vieni qui! Ehi fottuta valigia di pulci! credi che abbia tutto il giorno da perdere? Alza una buona volta quel culo spelacchiato!». La sua voce, come gesso che stride su una lavagna, mi strappò una smorfia e un sussulto. Rosalie guaì, si alzò con la coda tra le zampe e cominciò ad avanzare quasi strisciando. Sapevo cosa aveva in mente quell'assassino e prima che il cane potesse entrare nelle sue grinfie, presi coraggio e...". Mi fermai un secondo, e mi accorsi che il dottore mi fissava come una bambina fissa ansiosa il papà che le racconta il salvataggio della principessa rapita dall'orco. Non mi feci richiamare e proseguii a descrivere la scena: "...dicevo, presi in mano la situazione e gli urlai «Ehi! Ehi tu! Lascia in pace quel cane!». Tutta la determinazione con cui avevo parlato, svanì non appena il nanerottolo mi puntò addosso i suoi occhietti neri, con un'espressione di aggressiva sorpresa. Fino a quel momento, non credo che sapesse che potevo vederlo. Ho sempre cercato di fare finta di niente. «E tu che cavolo vuoi?!». C'era furore per essere stato interrotto, in quella voce, furore per essere stato sfidato... «Ma brava, mi vedi! Non ficcare il naso in cose che non ti riguardano! Quella cagna mi appartiene!». Mi osservò per parecchi secondi con sguardo bieco, levò nell'aria il bisturi arrugginito e mimò minacciose manovre di taglio. Poi, l'individuo calvo, si girò di nuovo verso il cane tremante ordinandogli per l'ennesima volta di andare da lui. Rosalie mi rivolse uno sguardo disperato e supplichevole convincendomi a fare qualcosa per aiutarla. Non ero stata capace di aiutare Ralph, ma questa volta niente mi avrebbe fermata. Andai incontro alla piccola randagia e, presa tra le braccia, la posi al sicuro sulla panchina del marciapiede. Dopodiché lanciai un'occhiata fulminea all'odioso gnomo. Non sapevo esattamente come dovevo comportarmi per allontanarlo, ma pensai che essendo in un mondo parallelo fatto di auree e non troppo coincidente con la realtà, qualsiasi cosa avessi fatto sarebbe riuscita bene come arma. Sentendomi un po' ridicola, feci dei movimenti con le mani, come per infliggere dei colpi di karatè (sembravo tanto Bruce Lee), ma proprio sul più bello ( veramente non c'era niente di bello), un tir sfrecciò sulla strada facendomi trasalire, e quando la nuvola di polvere che l'automezzo inferocito aveva lasciato passando si dissolse, Atropo non c'era più. Il mondo delle auree non c'era più".
Al termine del racconto il dottore, che non si era perso una sola parola di quello che avevo detto, e che continuava a prendere appunti sul blocchetto giallo, si versò dell'acqua nel bicchiere di fianco al portafoto, e schiarendosi la voce iniziò: "È evidente che l'obbiettivo di questo essere non sei solo tu. Ora bisogna capire che cosa cerca, perché ce l'ha su con gli esseri umani, e perché solo pochi possono vederlo. Ti sarai fatta un'idea su quello che può volere da te no?". "Dottore... io... io non lo so! Ho bisogno di capire quanto lei, ma è tutto così difficile..." stavo per crollare in un pianto di sfogo."Proveremo a capire insieme, stai tranquilla. Ti sei comportata bene. Bisogna affrontare gli ostacoli, e tu hai fatto bene a reagire contro Atropo. E voglio che continui a farlo. Quando lo rivedrai, prova a farti spiegare il motivo della sua presenza. Il suo scopo. Solo così riusciremo a comprendere quello che si sta compiendo. Voglio anche che stai serena, non farti prendere dal panico. Promesso? Oh, guarda, è già ora. Come vedi il tempo vola, è già terminato il nostro incontro".
Non feci a tempo a muovermi che... TIC-TAC, TIC-TAC, TIC-TAC... tempo... orologio... TIC-TAC, TIC-TAC, TIC-TAC... quel suono... NOO!!! Il mondo delle auree... Atropo... è lì... lì in piedi dietro la poltrona del dottore!! Il bisturi... il suo ghigno...!! TIC-TAC, TIC-TAC, TIC-TAC... Atropo... è la fine...! TIC-TAC, TIC-TAC, TIC-TAC... è... è... La MORTE!


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010