Premio letterario SofiaPremio letterario SofiaPremio letterario Sofia
7ª edizione - (2004)

daydream

Era un caldo pomeriggio di aprile, i fiori erano già sbocciati su tutti i rami degli alberi e gli uccellini cantavano felici per il ritorno della primavera.
Sarah, camminava allegra per un viale, la chitarra sulle spalle e un borsone a tracolla. Aveva le cuffie del walkman nelle orecchie e, come faceva spesso, si lasciava trascinare dalle parole delle sue canzoni preferite mentre camminava per la strada che l'avrebbe portata alla sua scuola di musica. Adorava andare a lezione di chitarra. Le piaceva ancora di più quando il sole splendeva e i fiori rosa e bianchi delle magnolie rallegravano il suo paraggio.
Scuoteva i capelli che le raggiungevano la schiena e di tanto in tanto guardava il suo riflesso in una delle tante vetrine. Ci teneva ad essere sempre perfetta, anche se sicuramente non era una ragazza come tutte le altre: aveva occhi blu intenso che truccava con una spessa linea di matita nera, il viso era incorniciato dai capelli castani chiari che teneva sempre lisci e sciolti. Si vestiva come piaceva a lei, senza dar troppa importanza alle marche, ma sempre mantenendo la sua identità e la sua originalità molto evidente, in modo da far capire alle persone già dal primo sguardo che lei era una tipa tosta, che non si lasciava prendere in giro da nessuno. Faceva caldo per quel periodo dell'anno e Sarah portava solo una felpa rossa, dei pantaloni neri corti che le arrivavano al ginocchio, le All Star ai piedi e una maglietta bordeaux a cui teneva particolarmente perché le era stata regalata da una persona speciale.
Aveva appena superato Maple Street e si dirigeva verso il portone della scuola musicale che si trovava a pochi metri di distanza da un bar dove spesso si fermava coi suoi amici per chiacchierare. Quel pomeriggio però non si era fermata a vedere se qualcuno della sua compagnia si trovava dentro il bar. Non aveva fretta, ma spesso non aveva voglia di avere troppa gente intorno. Spesso era stata delusa dalle amicizie sbagliate. Più che degli altri lei si fidava di se stessa.
Era in anticipo. Si sedette sul muretto vicino alla scuola per scrivere un po'. Aveva sempre con se il suo fidato quadernetto con la copertina nera, decorato con adesivi e scritte. Era un quaderno che scriveva da un anno ormai. Al suo interno c'erano tutte le sue emozioni, i suoi pensieri e le canzoni che scriveva e che componeva con la chitarra per sfogarsi nei momenti difficili e per rallegrarsi in quelli tristi. La penna scivolava leggera sulla carta quando lei scriveva e tutto quello che pensava usciva dalla sua testa e rimaneva impresso sulle pagine in modo da essere infinito.
Ormai si stava facendo tardi quindi era meglio entrare.
Sarah era stata fortunata perché il suo insegnante, oltre ad avere solo tre anni più di lei, era anche molto carino ed era questa una delle ragioni per cui le piaceva tanto studiare chitarra. Le altre erano il suo sogno di diventare una cantautrice di successo e la voglia i far vedere quanto valeva. Lei era una in gamba, coglieva l'attimo, i momenti duri che aveva vissuto nella sua infanzia l'avevano resa forte e decisa ma nel frattempo, tutta quella sicurezza nascondeva un carattere molto insicuro, pieno di dubbi e incertezze che trovavano tutte le risposte nella sua musica e in quella degli altri.
Stava salendo le scale distrattamente e proprio per questo si era scontrata con Art, il suo maestro. Tutto quello che aveva in mano le era caduto, compreso il piccolo quaderno nero che si era aperto lasciando cadere una decina di foglietti e post-it che erano al suo interno. Lui fece per raccoglierli ma lei l'aveva già preceduto per l'imbarazzo mormorando una scusa. Anche lui si era piegato per aiutarla e aveva letto distrattamente le parole scritte su un pezzetto di carta che era sfuggito all'attenzione di Sarah.
- Che belle parole! Le hai scritte tu? - chiese lui mentre si alzava e porgeva un libro che le era caduto dalla borsa.
- - disse lei senza vergogna perché era molto fiera del suo modo di scrivere e di pensare.
- Ma è il testo di una canzone? - aveva domandato lui mentre si incamminava verso l'aula che era destinata alla loro lezione.
- Sì, è una canzone, ne ho scritte tantissime, soprattutto in questo periodo che per me è stato un po' triste...sai, i miei hanno divorziato da poco... - disse lei naturalmente, senza preoccuparsi troppo del fatto che a lui potesse interessare o meno la sua vita privata; del resto lei non pensava molto prima di parlare e solitamente era molto impulsiva. Questo le causava parecchi guai a scuola coi professori che spesso non la sopportavano perché aveva la pessima abitudine di criticare tutto di tutti.
- Hai scritto anche gli accordi? - le aveva domandato lui.
- Per ora solo la melodia, ma se mi aiuti forse posso scriverli... - disse lei pensando che quella poteva essere una buona occasione per passare un po' più di tempo con lui.
- Perché no! Però prima me la devi far sentire... e devi anche cantare eh? - disse lui che si aspettava la classica risposta della classica ragazzina timida che si vergogna ma...
- Certo! Io adoro cantare, è una delle poche cose che mi riesce bene dopo lo snow board! - aveva detto lei subito lasciando di stucco Art che non la credeva così disinvolta.
Entrarono nella stanza illuminata dalla luce del sole che filtrava dalle finestre attraverso le spesse tende di velluto rosso. Sarah estrasse la chitarra dalla custodia pronta per suonare.
- Sono pronta - disse lei
- Parti - rispose - io ti seguo con gli accordi -
Sarah intonò l'inizio di una delle canzoni che preferiva: parlava del suo migliore amico, che la aiutava nei momenti in cui lei proprio non ce la faceva, il suo migliore amico che le era rimasto sempre vicino, anche quando lei si chiudeva in camera per tentare di non sentire i suoi che litigavano, che era sempre pronto a consolarla, che l'abbracciava nel momento del bisogno e soprattutto era l'unico che riusciva a leggere dentro quegli splendidi occhi blu, spesso bugiardi. Quell'amicizia che erano sicuri che non sarebbe mai finita ma che invece si era spenta in una gita scolastica, nella quale lei si era sentita presa in giro da lui che le aveva detto molte volte che l'amava e che voleva che fossero più che amici. Lei, che come una scema ci era cascata ed era entrata nella sua stanza in quella sera di marzo, era felice, ma la delusione non aveva atteso ad arrivare nel suo cuore e a spezzarglielo.
La voce di Sarah scivolava sulle note come una pattinatrice sul ghiaccio, non sbagliava mai e un suono limpido e chiaro usciva dalla sua gola. L'effetto finale era una melodia semplice ma con una vena rock nel ritornello che metteva un po' di pepe a una canzone che poteva sembrare noiosa. Ma sotto quel concetto così semplice, si nascondeva un testo pieno di doppi sensi, metafore e paragoni che erano molto difficili da capire perché molto profondi e personali.
- Ma lo sai che è davvero bella? - esclamò lui con stupore. La guardava dritta negli occhi quindi non mentiva.
- Grazie, non pensavo che potesse piacere a qualcuno... - un lieve rossore di sorpresa aveva colorito le sue guance, non se l'aspettava.
- Non sto scherzando, potrebbe essere un grande successo! Se vuoi io ho un amico discografico che potrebbe proporti un contratto. Sei davvero bravissima! Se poi le altre canzoni sono come questa ti esce un disco strepitoso! -
Lei ci pensò per qualche secondo "O la va o la spacca" diceva il suo cuore che in quel momento non aveva nessuna intenzione di ascoltare la sua parte razionale. "Sono ancora giovane, ho solo sedici anni, faccio in tempo a rifarmi una vita se dovesse andare male!" quello fu il pensiero decisivo che le fece prendere la decisione giusta.
- Ok, andiamo da questo discografico -

La sala di registrazione era apparentemente vuota. Sarah era venuta coi suoi migliori amici David e Peter. Li aveva scelti per fare parte della sua band insieme ad Art.
Avevano tutti un po' di paura, quella era una cosa seria, ma Sarah era troppo emozionata per avere paura. Mille sensazioni affollavano la sua mente in quel momento.
Mentre lei entrava nella piccola stanza con uno sgabello, un microfono e una cuffia al centro, sperava che la possibilità che le era stata data fosse quella giusta e quella che l'avrebbe portata a realizzare il suo sogno, il suo desiderio più grande.
Si era seduta sullo sgabello, i suoi amici erano in un'altra stanza, dove erano stati portati tutti i loro strumenti.
Prima di quel giorno, avevano passato molto tempo ad esercitarsi, a riscrivere a correggere i pezzi di Sarah che secondo tutti i membri del gruppo erano favolosi.
Diedero il VIA a Sarah che aveva già capito che se iniziava a cantare non sarebbe più riuscita a smettere. Mentre eseguiva il brano chiudeva gli occhi e si concentrava, voleva fare del suo meglio e non voleva deludere nessuno. Il cuore le si riempiva di felicità e i suoi occhi di pianto. Quell'occasione le era stata data per riscattarsi di tutti i torti che le erano stati fatti e tutte le cose a cui aveva dovuto rinunciare per rendere felice la sua famiglia. Alle lacrime che aveva versato per amore e a quante volte il suo affetto era stato ignorato e il suo cuore era stato calpestato da persone che fingevano di volerle bene.
Lavorarono moltissimo quel giorno ma Sarah non era stanca, non si stancava mai di cantare, non si stancava mai perché non ci si stanca mai di fare quello che piace.

Sarah era al centro commerciale con una sua amica quando lo vide: era lì sullo scaffale del negozio di cd e non riusciva a credere ai suoi occhi. La copertina nera la sua foto in primo piano, la scritta gotica in rosa, i ragazzi della band che le stavano accanto, i titoli delle canzoni sul retro. Era proprio il suo cd. Nell'ultimo mese aveva lavorato un sacco ed era al centro commerciale proprio per questo, per evadere un po' dal lavoro che la stressava. Aveva fatto due servizi fotografici e inciso un singolo e tutto il suo album; aveva affrontato tutto con un enorme entusiasmo e voglia di emergere, non riusciva a stare ferma un secondo quando le facevano le foto, non smetteva di cantare neanche nelle pause, aveva smesso persino di fumare perché le faceva male alla voce.
- Ma quella sei tu!! Non ci posso credere - aveva esclamato la sua amica Lidia vedendo il cd nelle mani di Sarah.
- Sì! Sì! È il mio cd!! È davvero il mio cd! Ce l'ho fatta Lidia! Ce l'ho fatta! - urlava in mezzo al centro commerciale mentre tutti si giravano per vedere cosa stesse succedendo. Le lacrime sgorgavano dagli occhi blu di Sarah, lacrime di felicità, indescrivibile felicità.

Dietro alle quinte l'atmosfera era tesissima. Ma ci pensava Sarah come sempre a mettere un po' di allegria ai ragazzi della band. Saltellava da una parte all'altra del bagno, si truccava gli occhi come sempre di nero e provava le scale con la voce. Sembrava tranquillissima ma in realtà le mani le tremavano dall'eccitazione e dalla paura di sbagliare, dalla paura di non piacere, dalla paura di tutto! Ma era anche soddisfatta perché se era arrivata fin lì, fin alla sera del suo primo concerto, voleva dire che forse un po' di talento ce l'aveva veramente.
Con la gioia e l'allegria che tutti ammiravano, Sarah urlò:
- Allora, siamo pronti?! -
Si alzarono, avevano trovato la forza per affrontare il gran pubblico!
Sarah uscì per prima. I capelli lunghissimi le coprivano i lati del volto, i jeans erano strappati sul ginocchio, le scarpe erano vecchie e sulla sua maglietta c'era scritto I love New York.
Fu proprio nel momento in cui Sarah corse sul palco e un boato assordante riempì la sala che capì che, anche se forse agli occhi di tutti quelli che la conoscevano era cambiata, lei era rimasta quella ragazzina di sempre, che giocava con i ragazzi, che andava sullo skate board, cadeva e si sbucciava i gomiti, che rasava le Barbie delle amiche e cantava ai compleanni, dipingeva quadri, si tagliava i capelli da sola perché diceva che i parrucchieri tolgono la personalità e rendono tutti uguali, che entrava a scuola di notte col suo migliore amico da un passaggio segreto che solo loro due conoscevano per guardare le stelle dal centro della città e si addormentava nelle ore di geografia sul banco, ma soprattutto era ancora la vecchia Sarah, quella capace di portare allegria a tutti e che riempie la stanza quando entra in casa; un animo solare e allegro che era rimasto e rimarrà sempre lo stesso, anche tra i "do" e i "la" che riempiono la sua vita come una colonna sonora che ormai è già al vertice delle classifiche.

PS. Nella speranza che il mio sogno, come quello di tanti altri, di diventare cantante si realizzi...


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010