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2ª edizione - (1999)

Lo scudo di Talos


La lettura è molto importante; un libro arricchisce le nostre conoscenze e la nostra cultura anche se a volte non ce ne accorgiamo.
Quest'inverno, durante le vacanze di Natale la professoressa di Italiano ci ha consigliato di leggere un libro; "Lo scudo di Talos". Questo libro, che è stato scritto da un archeologo (Valerio Massimo Manfredi), oltre che ad essere una avventura, forniva diverse documentazioni sulla Grecia degli ultimi secoli prima della nascita di Cristo. Infatti, il brano era ambientato a Sparta, una città del Peloponneso. Appena comprato, lessi la trama che era scritta dietro il libro e mi parve molto interessante.
Arrivato a casa cominciai a leggerlo ma subito mi stancai. Le parole che erano scritte in quel libro erano molto, a mio parere troppo, ricercate e facevo molta fatica a leggerlo. Sta di fatto che ci misi circa due settimane a leggere una decina di pagine finché dissi a me stesso: "Coraggio, Mattia, devi leggerlo per forza, è per la scuola!"
Cominciai così a sfogliarlo di malavoglia, e quando una cosa si fa perché si è obbligati a farla, non si è mai troppo contenti.
Mi accorsi subito che questo non era il mio libro ideale, perché parlava molto di guerre, nemici e fatti tenebrosi che io non amavo affatto, anzi, odiavo.
Ora vi riassumerò in parole povere la trama del libro.
Talos era un bambino di nobili origini, ma dato che aveva un piede malformato, venne abbandonato dal padre, uno degli uomini più importanti della città, ai piedi di un monte quando aveva solo pochi giorni.
Il bimbo, fortunatamente, il mattino seguente venne trovato da un vecchio pastore che abitava su quel monte.
Esso si presentò al bimbo come suo nonno, mentendo la verità che lui invece conosceva e lo educò come un figlio.
Il pastore sperava tanto che un giorno il ragazzo sarebbe diventato un valoroso guerriero e che avrebbe riportato gli Iloti (pastori che erano stati fatti prigionieri in seguito ad una guerra) in libertà nella loro patria.
Così il vecchio cominciò ad insegnare a Talos come usare le armi, lo fece diventare un uomo forte e a quel punto gli raccontò la verità sulla sua vera origine. Talos, giovane dal carattere assai pessimista, quando scoprì di non essere il vero nipote del pastore cominciò ad ossessionarsi cercando disperatamente di conoscere la sua vera famiglia.
Diventato grande e forte, era stato arruolato nell'esercito di Sparta. Alla fine, quando scoprì di essere figlio di un nobile, e non di un pastore, dovette fare la sua scelta.
Cioè, doveva decidere se continuare ad essere un pastore e a vivere insieme alla gente che lo aveva sempre amato veramente, oppure se andare a vivere a Sparta, insieme agli uomini che lo avevano abbandonato ai lupi per colpa del suo piede e solo ora che era diventato un valoroso guerriero si ricordavano di lui.
Talos giustamente scelse di continuare a vivere con i pastori, e soprattutto coronò il più grande sogno di suo nonno, e cioè liberò gli Iloti dalla schiavitù. Da come ve lo ho raccontato io, non sembra niente di eccessivamente terribile. Ma in mezzo a tutte queste disavventure che colpiscono Talos, ci sono infiniti momenti di morte, di crudeltà, di slealtà e soprattutto di angosce descritte in modo terrificante dall'autore.
Questo libro in realtà rispecchia la paura della morte e del destino che c'era in quel tempo. Probabilmente il pessimismo di Talos era legato al suo piede malato, che allora significava una punizione divina per qualche peccato compiuto prima di nascere.
C'è un'altra cosa da dire in proposito. Infatti, in quel periodo, le donne facevano i bambini principalmente per mandarli in guerra.
Talos, quindi, veniva considerato un essere inferiore, dato che non poteva combattere.
Sono sicuro che ai giorni nostri queste cose non accadono più, visto che i bambini non nascono per essere guerrieri: meno male!
Infatti io, che sono nato con una malattia che mi impedisce di camminare, svolgo una vita normalissima; vado al liceo, frequento molti amici, pratico sport e ho tanta voglia di studiare.
La riflessione scaturita leggendo questo libro è che se fossi vissuto ai tempi di Talos, sarei stato un fallito, perché non avrei mai potuto combattere e mi avrebbero abbandonato.
Invece l'esperienza insegna che le persone non devono essere considerate in base alle potenzialità fisiche ma dai valori umani che possiedono.


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010