Premio letterario SofiaPremio letterario SofiaPremio letterario Sofia
2ª edizione - (1999)

Dal volto all'anima "Doppio ritratto" - Giorgione: olio su tela, 80x75 cm., Roma, Palazzo Venezia

Anima e Volto. Due realtà fuse in uno sguardo, in un'espressione che va oltre la fisicità e colpisce nell'inconscio.
Se è proprio vero che gli occhi sono lo specchio dell'anima, allora osservare, penetrare, contemplare un ritratto è come scoprire ciò che sta nel cuore del personaggio rappresentato.
L'impressione di entrare in una sala dove altri dieci, venti occhi ti fissano da ogni angolazione e paiono voler scrutare nella tua anima, captare le tue fugaci reazioni di fronte al loro essere immobili lì, sui pannelli: un'esperienza singolare.
La sala, ricoperta di rosso velluto, intitola quegli sguardi "Solitudine".
Una donna mi fissa con i suoi occhi scuri, i capelli raccolti a crocchia sul capo, l'espressione seria di chi si sente solo ed isolato dagli altri, quasi estraneo.
Provo una stretta al cuore: come può essere se questa donna è esteriormente così fredda?
Mi avvicino e mi scopro a sorridere (o a tentar di far sorridere?). Ma a chi? A un quadro?
Una luce, un punto bianco incomincia ad illuminarle lo sguardo così malinconico.
L'ha emozionata la mia emozione?
E così, per ogni sala una diversa sensazione.
Mi trovo a metà del percorso della mostra; per raggiungere i volti delle mie amiche corse avanti, accelero il passo e gli sguardi dei personaggi raffigurati mi sfuggono nella fretta.
Quand'ecco rimango bloccata, mentre la gente intorno a me persiste nel proprio andirivieni costante. Una frotta di bambini quasi mi passa fra le gambe.
Io sono immobile, novello capolavoro, al centro della sala, persa in uno sguardo, in quello sguardo!
Due occhi a caratteri cubitali mi fissano, quasi titolo ad effetto del manifesto artistico cui mi trovo di fronte: una scarica mi colpisce, mi sollecita a giocare con quello sguardo così dolce ed invadente.
Entrambi immobili, non come uno, ma due quadri, che cercano di interpretarsi a vicenda.
Mi immedesimo nelle sensazioni che vengono provate dall'uomo soggetto/oggetto dell'opera, con il suo viso da innamorato pensieroso.
Il contatto con l'opera è così vivo che ne percepisco la voce silenziosa, il pensiero che solo io riesco ad intuire in questo momento.
Qualcuno mi urta il braccio e sono costretta a voltarmi: incontro lo stesso sguardo.
La mia attenzione si sofferma sul volto dell'uomo.
Mi avvicino titubante: il giovane dall'aspetto aggraziato è chinato lievemente su un lato e, sorretto da un braccio, acquista posizione; nella mano sinistra, abbandonata lungo il tavolo, una mela resta in precario equilibrio prima di cadere.
È il volto malinconico dell'amore, non frutto della rassegnazione, ma dolce dolore che ripensa al passato, rievocandolo.
Condivido i pensieri del giovane e mi colgo a cercare una soluzione - solo ipotizzabile - al suo problema.
La penombra e la luce, che lo ferisce di lato ed irraggia il suo volto, rafforzano la nostra intimità, proteggendo da occhi indiscreti i nostri segreti messaggi.
L'opera si appropria della mia anima e della mia fisicità; aggiro il tavolo e sfioro le ciocche ricce del giovane, che tenta invano di comporre una poesia.
Mi accorgo di un personaggio che non avevo scorto: l'aria furba che lo accompagna mi rallegra. Lo fermo prima che raggiunga il malinconico poeta e lo ridesti dai suoi pensieri, dai suoi sogni.
Raccolgo la mela tra le mani, come un dono destinato a me, un invito a partecipare alle emozioni del giovane.
Mi rendo conto che non sono io ad essere parte dell'opera, ma è l'opera ad essere parte di me; io sono il quadro a cui il poeta sta volgendo il suo sguardo e del quale si è fatto partecipe.
Mi allontano e pian piano ritorno alla realtà, cambio sala alla mia emozione, dopo che il quadro mi ha donato la sua essenza più profonda.
Un quadro di Giorgione mi aiuta a squarciare il velo che copriva ciò da me inconsciamente cercato: uno sguardo, l'espressione... la mia espressione, la mia anima che improvvisamente mi si è posta dinnanzi, chiedendomi di partecipare ai propri pensieri, fuggevoli e malinconici.


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010