Premio letterario SofiaPremio letterario SofiaPremio letterario Sofia
2ª edizione - (1999)

Un'esperienza di lettura

Da piccola ho letto un libro intitolato "La sfera di cristallo".
Era la storia di una bambina di nome Fergal.
Fergal aveva perso i genitori da piccola e si era rifiutata di andare con l'unica zia che aveva; la definiva una "vecchiaccia burbera".
Era stata allora adottata da una famiglia molto ricca e viveva in una bellissima casa, in Inghilterra.
Il padre adottivo di Fergal, John, era un uomo d'affari che lavorava dalla mattina alla sera, senza sosta e la madre anche.
I genitori adottivi di Fergal le volevano molto bene e le davano tutto quello che voleva, ma passavano troppo poco tempo con lei.
Per quanto Fergal si fosse "ambientata" bene nella sua "nuova" famiglia, si sentiva molto sola; non aveva nessuno con cui trascorrere un po' di tempo quando tornava da scuola; era sola, ...sempre sola!
Tutte le sere, John le portava un regalo, ma lei non voleva solo regali, lei voleva un po' di tempo da passare con i suoi "nuovi" genitori, voleva un po' di felicità, voleva riacquistare il sorriso sulle labbra che aveva perso quando erano morti i suoi genitori.
Era una bambina molto timida e a scuola rimaneva sempre in un angolino, da sola.
Ma Fergal non si perdeva d'animo e cercava di trasformare questa sua solitudine in un "hobby" appassionante, come in un gioco.
Faceva finta di essere stata mandata apposta in quel clima di solitudine per essere messa alla prova da qualche cosa o da qualcuno che voleva verificare se era in grado di superare certi ostacoli della vita, che avrebbe sicuramente incontrata da adulta.
Io mi sono riconosciuta in questa storia solo nella seconda parte.
Fergal un giorno trova, nella sua "montagna" di giocattoli, una sfera di cristallo sulla quale c'erano incise delle parole: Un nuovo gioco puoi iniziar se questo mondo vuoi lasciar: sfregare.
Fergal cominciò a sfregare e tutt'a un tratto si trovò catapultata in un altro mondo, un meraviglioso universo che lei aveva immaginato solo nei suoi sogni.
Anch'io da piccola ho sempre sognato di poter avere un mondo tutto mio; un mondo meraviglioso che ogni bambino spera di poter avere un giorno, un mondo dove potermi rifugiare quando mi sento sola o triste e dove poter realizzare i miei desideri.
Fergal ritrovava il sorriso ogni volta che entrava in quel mondo.
Se io potessi averne uno lo chiamerei "C'era una volta..." come l'inizio di una favola perché in fin dei conti è proprio una favola.
Io penso che un po' tutti vorrebbero avere un mondo tutto loro dove poter ritrovare una mancata felicità o dove poter vedere i propri sogni avverarsi.
Leggendo questo libro pagina per pagina, mi sembrava di immedesimarmi sempre di più con la storia e ogni tanto chiudendo il libro provavo ad immaginarmi una situazione simile; una volta ho sognato di essere catapultata nel mondo dei cartoni animati: anch'io era un cartone animato.
Era bellissimo: mi sono ritrovata in un'immensa libreria composta da libri animati.
Ho cominciato ad aprirne uno dallo scaffale delle favole ed è spuntata dal libro una graziosa fatina.
Poi insieme abbiamo proseguito fino allo scaffale dei libri di "paura" ed è spuntato un libro animato di aspetto assai orrido e infine nell'ultimo scaffale, quello dei libri di paura, è spuntato un altro librone animato "vestito" da pirata.
Dopo poco cominciavo a rendermi conto che quei tre libri rappresentavano come tre persone che dovevano insegnarmi ad affrontare le paure e le sfide quotidiane e io dovevo affrontarle per poter tornare nel mio mondo: quello della realtà.
Con ognuno dei libri passavo un'avventura diversa e imparavo qualcosa; con Fantasy, così si chiamava il primo libro, ho imparato che "chi troppo vuole nulla stringe" e che sognare ogni tanto fa bene, ma è meglio avere sempre i piedi per terra.
Con Horror e Avventura, così si chiamavano il secondo e il terzo libro, ho imparato che le paure e le sfide prima o poi vanno affrontate ed è inutile rimandarle.
Anche da piccola sapevo che era impossibile, se non nei sogni, avere un mondo tutto proprio e ogni tanto cercavo qualche posto dove poter "ricostruire" un mio universo dove rinchiudermi per poter sognare; questo posto ora è la mia camera.
In effetti è lì che passo più tempo, ed è lì che "vivo" tutti i miei sentimenti; quando sono triste, quando sono contenta, quando mi sento sola...
Anche nel libro "La sfera di cristallo", Fergal passava ore ed ore nella sua stanza perché ritrovava un ambiente completamente personale nel quale ognuno può vivere i propri sogni.
Ma lei aveva qualcosa di più, una sfera magica che la trasportava ovunque volesse andare; le bastava chiudere gli occhi, sfregare la sfera, e pensare intensamente ad un luogo dove desiderava andare e ci sarebbe subito arrivata.Ma poco a poco capì che questa non poteva essere la soluzione definitiva al suo problema e cercò di abbandonare quel mondo dei sogni.Ho così imparato anch'io, quando ero piccola, che questa magia non poteva esistere e che ogni problema va affrontato e non "tamponato" in qualche maniera, nel caso di Fergal con una sfera di cristallo.


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010