Premio letterario SofiaPremio letterario SofiaPremio letterario Sofia
3ª edizione - (2000)

Le affinitą, il viaggio, la memoria

Il mio corpo, freddo, immobile, non viaggiava.
I violini piangevano. Le loro note danzavano.
Veli, folletti, colori: molti spiriti lieti riempivano l'aere.
La vista era vuota: bianco negli occhi.
Il mondo si ferma.
Vedo la gente, immobile. Sguardi, intensi, parole, sospese, in aria, o crollate, azioni bloccate. È bello osservare la gente, carpirne gli sguardi, assaporare i loro gesti, vedere i rumori, toccarne i pensieri. Mentre rifletto nella mente, sola - la mente: pensatrice intensa - tento, invano, di prevedere il tuo giudizio. Tu sei il mio giudice più severo, esigente, eppure, sincero. Un quadro mi torna alla mente: un parco, verde, acque, che scorrono, e giovani amanti, eleganti. Risuona una musica di sottofondo: dolci violini. Le loro lacrime stridule mi graffiano il petto, lacerando la carne, con i loro sibili, pungenti.
Nello svolgersi delle note, nell'accrescersi delle emozioni, la mente vaga. Guidata e perduta. Avanti ed indietro. Lungo la sua strada, errando per i vicoli. Sognare. Eppur ricordare. Piangere, per le intensità. Soli, nei propri cuori. Intensi prodigi, suoni della natura, fiumi che ti avvolgono: dolce sensazione, di calma, di nostalgia per il suo amore. La solitudine, apparente, il vuoto, d'intorno, si dimenticano. L'unica vera solitudine è generata dal vagare infertile delle nostre anime, dal soffermarsi, troppo a lungo in un luogo ameno.
Le acque scorrono limpide e pure, dai loro letti vivono e pulsano. I loro occhi leggono le menti, interpretano le vite. Incanto incantato, per magico incantesimo d'una fata bizzarra, Rugiada, m'avviluppa in un velo morbido. Riveste il mio corpo, nudo, il mio cuore, vuoto. Giorno e notte: per la mia anima, per il mio corpo, per la mia mente. Le membra statiche - pietrificate, come racconta una canzone, moderna ballata, rimembranze di studi giovanili, d'universi medievali - ma la mente vive e pulsa. Mi premono le vene contro le tempie, conto le pulsazioni, realizzo d'avere del sangue, che mi scorre nelle vene, arterie, il cuore m'esplode nel petto, desio di narrare m'anima...
Turbamento mi s'appressa. Improvvisamente, inesorabilmente. Neppure tento di combatterlo. Duello vano ed impari. Caos. Re incoronato degnamente della sua nomina. Caos governa autoritariamente, la mia mente. Come despota. Come l'ultimo ribelle d'una rivolta sedata. Annientato il nemico, ma non ancora sconfitto quell'ultimo rappresentante della determinazione. Rimbombano nella mente, nelle pulsazioni del sangue contro le tempie, le poche tue parole, sue parole. Caos le ammutina. Guazzabuglio d'emozioni pervade il mio corpo, s'insinua entro le mie viscere. Sacre rappresentanti materiali dell'immaterialità dell'anima. Dubbi turbinano vorticosi entro la spirale dei ricordi, dei richiami. Certezze, principi, punti fermi si trovano a vacillare, fuoriusciti dalla loro erta fortezza rocciosa. Tempio del benessere, eremo isolato, area sacra di un mondo arabo.
Rosso mi si offre alla vista il dipinto del tramonto.
Parole riaffiorano alla mente: un viaggio letto, riletto, svariate volte percorso. Luoghi e situazioni, più e più volte analizzati, sviscerati, eppure, non totalmente svelati. L'arcano mistero ed il fascino in quelle pagine intriso, rappresentano le mie radici. Quella seta meravigliosa, riveste la mia pelle, nuova forma di seduzione. Da quei remoti paesaggi s'è generata una nuova sensazione: aromi, spezie, pensieri e situazioni, oltre che spettacoli e colori. Fuggire dall'Europa, approdare nel Giappone, disperdersi in un giardino di Lavilledieu: alla fine del viaggio, rispecchiarsi in uno specchio d'acqua marina e ritrovare se stessi. Anima ed emozioni.
...splash splash splash... la risacca di sottofondo, soffocano, i gemiti della brezza marina, esplode, l'urlo dei gabbiani, la spuma bianca, il mare - tavolozza lieta del sole e del cielo avvampati, che si vergognano dei loro pensieri, impudichi nei riguardi della principessa. La notte è signora, elegante e stupenda: pallida e vestita di blu. Il sapore del sale impregna l'aria, riveste la mia pelle. È l'abito a me adeguato: io, peregrino, errabondo per il mondo, appartenente a tutti i luoghi ed a nessuna nazione. Il mare assorbe il mio corpo, lo distende, lo assorbe in sé, come a proteggerlo, amarlo, con le sue cure, con le sue carezze salmastre. Risa, e grida, e giuochi, di donne. Fantasia ed innocenza s'espandono e caratterizzano questa spiaggia incantata. Magico sogno, osservato attraverso l'eco del moto ondulatorio - ritmico, lento, eterno, ingenerato, imperituro - delle onde in una conchiglia.
Nei giochi magici, nelle trasparenze, negli specchi, nell'azzurro delle acque - che viaggiano, ovunque, da sempre, per sempre - si chiudono i miei occhi, si quieta la mia mente. Il sole, ultimo segnale di un sogno non ancora terminato, di un universo non ancora abbandonato, batte con i suoi raggi sulle mie palpebre. Un soffio: folata d'aria gelida, salmastra. Ogni affanno, residuo di materia, del mio corpo, scompare. Un solo pensiero resta, fedele, a vegliare sul mio viaggio infinito: il passato è la nostra valigia. Viaggiamo solo con i ricordi. Dimenticare qualcosa significa aver sprecato fatica ed il nostro tempo. Raro e prezioso. Prezioso...
Apri la mente. Falla viaggiare, per ricordare. Falla ricordare, per vivere. Falla vivere per sognare...
Inconfutabile...


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Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2010